c’è bisogno di eresia

Troppe volte le cittadine e i cittadini, le persone “comuni”, si trovano di fronte all’arroganza dei politici. Ma sarebbe meglio dire che si trovano di fronte a dei “politici arroganti”.

Che si tratti di un importante ministro o dell’ultimo dei consiglieri – eletto nelle ultima lista, dell’ultimo comune – la sostanza non cambia, il dialogo per molti di loro, per troppi, è il primo nemico e, proprio per questo, chiunque la pensi diversamente viene apostrofato come fascista, comunista, antidemocratico, intollerante e chi più ne ha più ne metta, ed è già una fortuna se non si passa agli insulti veri e propri o alla rissa, come è successoproprio ieri in Parlamento. Per non parlare dei dibattiti in TV – ma vale anche per le tranquille serate in qualche sala civica di qualche piccolo paese di campagna – che quotidianamente ci offrono un pessimo spettacolo dalla sceneggiatura perfetta – ben condito di urla e schiamazzi, insipido per quanto riguarda i contenuti – e con uscite di scena plateali. Il tutto architettato ad arte per non affrontare le tematiche più scottanti, che vengono puntualmente cancellate da ogni dibattito.

Davanti a tutti ciò, come stupirsi se le persone perdono sempre più la voglia di partecipare alla vita politica? Vai a spiegarlo tu alla gente che “non sono tutti uguali”, che chi è aperto al dialogo viene escluso, perché il dialogo non ci deve essere, non rientra nel copione! L’errore che molti commettono è infondo comprensibile e perdonabile: confondo i troppi politici che tutti i giorni si rendono protagonisti di comportamenti quanto meno sgradevoli con la Politica, ovvero con quella nobile arte che ha il compito di armonizzare la società.

A chi, caduto in questo errore, si fa portavoce dell’antipolitica voglio dire che la Politica è un qualcosa di irrinunciabile per la convivenza e la crescita di tutte e di tutti, in due parole: per l’esistenza della società. Le libere cittadine e i liberi cittadini non possono più aspettare, oggi è pura eresia parlare di buona Politica e proprio per questo c’è bisogno di eretiche e di eretici sociali per il cambiamento…locale e globale.

Mattia Da Re

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